Alessandro Gallo1, Annalisa Pietrasanta2, Alessandra Di Dio3, Valeria Mundanu2
1General Manager – Springer Health+
2Account Director
3Business Development Director
Dai multi-agonisti incretinici agli analoghi dell’amilina, dalla sicurezza degli agonisti del recettore GLP-1 in gravidanza alle terapie cellulari per il diabete di tipo 1: il 62° congresso della European Association for the Study of Diabetes, in corso a Milano fino al 2 ottobre, sposta il baricentro della cura dalla glicemia alla protezione d’organo. Con un monito della Società Italiana di Diabetologia: l’innovazione vale solo se è sostenibile ed equa.
È l’Italia, quest’anno, a ospitare il più importante appuntamento europeo della diabetologia. Il 62° congresso annuale dell’EASD si tiene a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre 2026, sotto la presidenza del professor Francesco Giorgino. In agenda ci sono trial di fase 3 in grado di modificare rapidamente la pratica clinica, il nuovo Consensus Report ADA/EASD sul diabete di tipo 2, il primo workshop EASD dedicato all’intelligenza artificiale e le prime esperienze first-in-human di terapia cellulare nel diabete di tipo 1.
Il contesto epidemiologico spiega l’attesa: il diabete riguarda circa 4 milioni di italiani e oltre 60 milioni di persone in Europa.
Oltre la glicemia: anticipare, personalizzare, democratizzare
Il filo conduttore dell’edizione milanese è il superamento dell’approccio “gluco-centrico”. «L’edizione 2026 dell’EASD segna un passaggio fondamentale nel trattamento del diabete, perché sposta decisamente il fuoco dell’attenzione dalla semplice riduzione della glicemia alla protezione globale della persona», osserva la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID).
Tre, secondo Buzzetti, le parole chiave che devono guidare oggi la scelta terapeutica: anticipare, intervenendo prima che compaiano danni irreversibili; personalizzare, tenendo conto del grado di rischio, degli organi bersaglio, delle preferenze e delle condizioni di vita del paziente; democratizzare, «perché l’innovazione ha valore soltanto se raggiunge tutti quelli che ne hanno davvero bisogno».
La stessa logica ispira il nuovo Consensus Report ADA/EASD 2026 sulla gestione del diabete di tipo 2, la cui versione definitiva sarà presentata e pubblicata nella giornata conclusiva del congresso. Il documento aggiorna quello del 2022 e consolida il passaggio a un modello centrato sul paziente, con un accento marcato sulle comorbilità: malattia cardiovascolare, malattia renale cronica (CKD) e steatosi epatica associata a disfunzione metabolica (MASLD). «Il successo terapeutico non si misura più solo sulla riduzione dell’emoglobina glicata, ma sull’impatto che le terapie hanno sulla vita delle persone», sottolinea la presidente SID. «Prevenire un infarto, l’insufficienza cardiaca, la dialisi e la progressione della malattia epatica significa aumentare soprattutto gli anni vissuti in buona salute».
Incretine e oltre: la nuova generazione di farmaci cardio-metabolici
«GLP-1, GIP, amilina e molecole multi-agoniste stanno catalizzando l’attenzione perché non agiscono soltanto sulla glicemia: hanno un impatto rilevante su peso, rischio cardiovascolare, funzione renale e qualità di vita», afferma Buzzetti. L’obiettivo è affrontare insieme diabete, obesità e complicanze, superando la gestione “per singolo parametro”.
Triplo agonismo GIP/GLP-1/glucagone: retatrutide
Tra i dati più rilevanti presentati a Milano ci sono quelli di fase 3 su retatrutide, molecola sperimentale in monosomministrazione settimanale che agisce contemporaneamente sui recettori di GIP, GLP-1 e glucagone, valutata in adulti con sovrappeso od obesità e diabete di tipo 2 (1). Si tratta di una popolazione in cui i farmaci anti-obesità ottengono in genere un calo ponderale inferiore rispetto a chi non ha il diabete.
Rispetto al placebo, retatrutide ha prodotto una riduzione del peso corporeo dose-dipendente e clinicamente rilevante, che con il dosaggio più alto ha raggiunto in media circa un quinto del peso iniziale. Parallelamente è migliorato in modo marcato il controllo glicemico, con la maggior parte dei pazienti trattati che ha raggiunto valori di emoglobina glicata vicini alla normalità. Benefici sono emersi anche su pressione arteriosa, profilo lipidico e marcatori di infiammazione.
Il profilo di tollerabilità è in linea con quello degli altri farmaci ad azione agonista sul recettore GLP-1, con prevalenza di eventi gastrointestinali come nausea e diarrea. Da monitorare episodi di ipotensione e disturbi lievi della sensibilità cutanea. Resta da stabilire se i benefici si tradurranno in una riduzione delle complicanze legate a obesità e diabete.
Analoghi dell’amilina: la carta della tollerabilità
Un approccio diverso arriva dagli analoghi dell’amilina, ormone pancreatico che regola sazietà e appetito con meccanismi in parte indipendenti dalle incretine. In uno studio di fase 2 in adulti con obesità, l’analogo a lunga durata d’azione petrelintide, in monosomministrazione settimanale, ha prodotto a 42 settimane un calo ponderale fino al 10,7% (contro l’1,7% con placebo): meno di quanto ottenuto in media con le terapie incretiniche, ma con un profilo gastrointestinale nettamente più favorevole e pochissime interruzioni del trattamento (2).
Il dato è rilevante perché gli effetti gastrointestinali sono tra le principali cause di sospensione degli agonisti del recettore GLP-1 nella pratica clinica, con conseguente ripresa del peso. I meccanismi complementari di amilina e GLP-1 offrono inoltre il razionale per le terapie di combinazione, già esplorate con l’associazione cagrilintide-semaglutide e con molecole unimolecolari a doppio agonismo GLP-1/amilina come zenagamtide (3).
Gli altri studi in agenda
«I risultati dei grandi trial presentati all’EASD potrebbero influenzare rapidamente linee guida e pratica clinica», osserva il professor Riccardo Bonadonna. Grande attesa per i dati di fase 3 sul doppio agonista glucagone/GLP-1 survodutide in persone con diabete di tipo 2 e obesità (4), dopo i risultati positivi già ottenuti in persone con obesità senza diabete (5). In programma anche nuovi dati sull’agonista orale non peptidico del recettore GLP-1 orforglipron, confrontato con l’insulina glargine in pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare (6), e ulteriori analisi sul profilo cardiovascolare del doppio agonista GIP/GLP-1 tirzepatide (7).

«Per le persone tutto questo potrebbe significare terapie più semplici, con meno complicanze e una migliore qualità di vita», commenta Bonadonna. «Restano però decisivi accessibilità, appropriatezza, tollerabilità e continuità terapeutica. E la sfida massima: la sostenibilità dei sistemi sanitari solidaristici».
Diabete di tipo 2: metformina ancora in prima linea?
Tra gli studi destinati a incidere più direttamente sulla pratica quotidiana c’è un ampio trial randomizzato svedese, il primo in diabetologia basato sui registri sanitari, che confronta l’inibitore di SGLT2 dapagliflozin con la metformina come terapia di prima linea nel diabete di tipo 2 in fase precoce, gestito prevalentemente in medicina generale (8,9). L’obiettivo è verificare quale strategia prevenga meglio le complicanze micro- e macrovascolari e la mortalità prematura.
Il razionale è che la metformina, pur restando il cardine storico della terapia iniziale, non si è mai dimostrata superiore agli altri farmaci nel prevenire il danno d’organo. «Questo studio investirà direttamente la pratica clinica, aprendo alla possibilità di passare da una terapia progressiva, con aggiunte “a scalini”, a una strategia precoce orientata fin dall’inizio alla protezione degli organi», commenta Buzzetti. Per i pazienti ciò significherebbe meno inerzia terapeutica e un trattamento più coerente con il profilo cardiovascolare e renale individuale.
GLP-1 RA e salute della donna: molti benefici, troppe lacune
Le donne sono già oggi le principali utilizzatrici degli agonisti del recettore GLP-1, ma le evidenze specifiche restano scarse. Il tema attraversa diversi lavori presentati a Milano.
Gravidanza e periodo preconcezionale: il primo consensus internazionale
Una revisione sistematica con metanalisi, che ha incluso oltre 43.000 donne con diabete esposte agli agonisti del recettore GLP-1, quasi sempre nel primo trimestre, non ha evidenziato associazioni significative con anomalie congenite, parto pretermine, disturbi ipertensivi della gravidanza, natimortalità, morte neonatale o ridotta crescita fetale (10).
Il segnale di un possibile aumento delle perdite precoci di gravidanza va interpretato con cautela, perché deriva da pochi studi in cui aborti spontanei e interruzioni volontarie erano accorpati. Le evidenze sull’esposizione oltre il primo trimestre e sull’allattamento restano molto limitate: le molecole a somministrazione sottocutanea risultano presenti in quantità trascurabili nel latte materno, ma mancano dati di sicurezza nei lattanti, in particolare per le formulazioni orali.
Su queste basi, un panel di 42 esperti internazionali, con il contributo di 60 donne con esperienza diretta di malattia, ha elaborato quelle che gli autori definiscono le prime raccomandazioni internazionali sull’uso di questa classe lungo il percorso riproduttivo. Il consensus ne sostiene l’impiego per l’ottimizzazione metabolica preconcezionale, soprattutto nel diabete di tipo 2, raccomandando la sospensione prima di una gravidanza pianificata. Trattandosi di evidenze osservazionali e di opinione degli esperti, gli stessi autori invitano alla prudenza.
Una call to action su accesso ed equità
Un secondo lavoro della stessa serie ricorda che sovrappeso e obesità riguardano già quasi una donna su due nel mondo, con una tendenza destinata a crescere nei prossimi decenni (11). Nelle donne gli agonisti del recettore GLP-1 producono un calo ponderale maggiore a parità di controllo glicemico, ma nella pratica clinica si associano anche a una maggiore frequenza di effetti avversi riportati.
Il nodo principale è l’accesso: a fronte di costi di produzione stimati molto contenuti, la maggior parte delle persone eleggibili vive in Paesi a basso e medio reddito, dove il prezzo rende spesso il trattamento inaccessibile. Gli autori chiedono tra l’altro che la stratificazione per sesso ed etnia diventi obbligatoria nei trial clinici.
Contraccezione ormonale e avvio di semaglutide
Uno studio di registro nazionale danese ha osservato che le donne in età fertile con una storia di contraccezione ormonale avviano più frequentemente una terapia con l’agonista del recettore GLP-1 semaglutide, con associazioni più marcate nelle donne normopeso (12). Lo studio, osservazionale, non dimostra un nesso causale, ma richiama l’importanza di un counselling contraccettivo che tenga conto della storia ponderale e delle preoccupazioni legate al peso.
Tecnologia e intelligenza artificiale: verso una gestione predittiva
L’edizione 2026 ospita il primo workshop EASD dedicato all’intelligenza artificiale, centrato su tre temi: l’integrazione degli strumenti di IA nei contesti clinici, l’ottimizzazione dei software per il riconoscimento dei pattern glicemici e la gestione dei limiti di sicurezza e della qualità dell’assistenza digitale automatizzata. L’EASD presenterà inoltre nuove indicazioni sull’uso del monitoraggio continuo della glicemia (CGM) nel diabete di tipo 2.
Sul versante dei dispositivi, l’attenzione si concentra sui sistemi automatizzati di somministrazione dell’insulina e sull’affiancamento del CGM al monitoraggio continuo dei chetoni (CKM). Questi sistemi multi-sensore potrebbero aiutare a intercettare precocemente la chetoacidosi diabetica, migliorando la gestione del diabete di tipo 1 e del tipo 2 in fase avanzata.
«Questi device stanno trasformando la gestione del diabete in modalità continua e predittiva», spiega Buzzetti. L’impatto atteso è una riduzione delle ipoglicemie e dei picchi iperglicemici, un minor carico mentale e una maggiore sicurezza durante il sonno e l’attività fisica. Ma l’IA «va intesa come supporto alla relazione di cura, non come sostituto del medico», e gli strumenti devono restare semplici, affidabili e accessibili anche alle persone anziane o fragili.
Bibliografia
1. Bellido V, le Roux CW, Ekinci EI, et al.. Retatrutide in adults with obesity and type 2 diabetes (TRIUMPH-2): a double-blind, parallel-group, randomised, placebo-controlled, phase 3 trial. Lancet. 2026 Sep 29:S0140-6736(26)01861-1. doi: 10.1016/S0140-6736(26)01861-1..
2. Garvey WT, Ard J, Connery L, et al. Petrelintide, a human amylin analogue for the treatment of obesity (ZUPREME 1): a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 2 trial. Lancet Diabetes Endocrinol. 2026 Sep 29:S2213-8587(26)00213-5. doi: 10.1016/S2213-8587(26)00213-5.
3. Madsbad S, Holst JJ. Petrelintide and the evolving role of amylin agonism in obesity. Lancet Diabetes Endocrinol. 2026 Sep 29:S2213-8587(26)00216-0. doi: 10.1016/S2213-8587(26)00216-0.
4. Wharton S, le Roux CW, Bozkurt B, et al. Baseline characteristics in the SYNCHRONIZE™-2 randomized phase 3 trial of survodutide, a glucagon receptor/GLP-1 receptor dual agonist, for obesity in people with type 2 diabetes. Diabetes Obes Metab. 2026 Feb;28(2):1490-1498. doi: 10.1111/dom.70263. .
5. le Roux CW, Wharton S, Startseva E, et al.Survodutide Once Weekly for the Treatment of Adults with Obesity. N Engl J Med. 2026 Aug 20;395(8):776-787. doi: 10.1056/NEJMoa2600751. Epub 2026 Jun 7..
6. Klein KR, Wysham C, Tuttle KR, et al. Cardiovascular safety of orforglipron versus insulin glargine in adults with type 2 diabetes at increased cardiovascular risk (ACHIEVE-4): a phase 3, event-driven, randomised, open-label, non-inferiority, active comparator trial. Lancet. 2026 Sep 30:S0140-6736(26)01865-9. doi: 10.1016/S0140-6736(26)01865-9.
7. Nicholls SJ, Pavo I, Bhatt DL, et al. Cardiovascular Outcomes with Tirzepatide versus Dulaglutide in Type 2 Diabetes. N Engl J Med. 2025 Dec 18;393(24):2409-2420. doi: 10.1056/NEJMoa2505928..
8. Sundström J, Kristófi R, Östlund O,et al. A registry-based randomised trial comparing an SGLT2 inhibitor and metformin as standard treatment of early stage type 2 diabetes (SMARTEST): Rationale, design and protocol. J Diabetes Complications. 2021 Oct;35(10):107996. doi: 10.1016/j.jdiacomp.2021.107996.
9. Eriksson JW, Fanni G, Lundqvist MH, et al. SGLT2 inhibitor or metformin as standard treatment in early-stage type 2 diabetes? Baseline data in SMARTEST, a novel, decentralised, register-based randomised trial on prevention of diabetic complications. Diabetes Obes Metab. 2026 Feb;28(2):1327-1338. doi: 10.1111/dom.70320.
10. Dib S, Savage M, Adams D et al. Preconception, pregnancy, and postnatal use of GLP-1 receptor agonist-based therapies in women with type 1, type 2, or gestational diabetes: a systematic review, meta-analysis, and international expert consensus statement The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women’s Health, 2026; 0
11. Meek C, Anjana R, Chandiwana N et al. Global barriers to GLP-1 receptor agonist treatment in women: access, safety, and equity The Lancet Obstetrics, Gynaecology, & Women’s Health, 2026; 0
12. Bager MD, Wood-Kurland HK, Sørensen KK, et al. Hormonal Contraception and Initiation of Semaglutide Therapy. JAMA Netw Open. 2026 Jul 1;9(7):e2624382. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2026.24382.








