Quando un libro riesce a parlare simultaneamente al medico specialista e al paziente che ogni mattina si sveglia con il mal di schiena, siamo di fronte a un’opera di particolare interesse. “Il benessere della schiena. Domande e risposte per capirci di più” di Stefano Respizzi, pubblicato dal Sole 24 Ore con Radio24, è esattamente questo tipo di pubblicazione.

La prefazione di Nicoletta Carbone, nota voce radiofonica di Radio24 specializzata in temi di salute e prevenzione, inquadra perfettamente il libro nel suo contesto comunicativo. Il suo contributo sottolinea come questo testo nasca dall’esperienza diretta di comunicazione medico-scientifica attraverso i media, un contesto che richiede chiarezza, precisione e capacità di semplificare senza banalizzare.
Conosco il lavoro del dottor Respizzi da anni, nella sua veste di Editor in Chief di MR – Giornale Italiano di Medicina Riabilitativa, organo ufficiale della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) e edito da Springer Health+ Italia, divisione del gruppo Springer Nature. La sua capacità di coniugare rigore scientifico e comunicazione accessibile emerge in ogni pagina di questa pubblicazione.

Il dottor Stefano Respizzi
Un dialogo diretto con la schiena
Il libro si apre con una premessa potente, quasi poetica: “Io sono la tua schiena. Non ti guardo allo specchio, ma ti accompagno ovunque“. È un cambio di prospettiva radicale che invita il lettore a considerare la propria colonna vertebrale non come un nemico da combattere quando fa male, ma come una struttura complessa da comprendere e rispettare.
Come sottolinea l’introduzione, la lombalgia rappresenta una delle principali cause di sofferenza e disabilità nei paesi industrializzati, con oltre l’80% delle persone che sperimenteranno almeno un episodio nella vita. Eppure, nonostante questa altissima prevalenza, permane una confusione diffusa su cosa fare realmente per gestire il problema.
Respizzi affronta la lombalgia aspecifica – quella forma per cui non si individuano danni o difetti strutturali evidenti – con onestà intellettuale. Nel capitolo “Esami? Solo se servono davvero”, l’autore scrive: “Il mio compito, in qualità di specialista della materia, è dare una risposta equilibrata e motivata al paziente, in relazione alla sua situazione clinica. Richiedere una batteria di esami predeterminati senza un valido motivo clinico non ha senso ed è uno spreco di risorse non giustificabile.”
È una posizione coraggiosa in un’epoca di ipermedicalizazione e richieste crescenti di imaging diagnostico. Come sottolinea nel capitolo 10, “Anche la mente mi pesa”, il dolore va compreso nella sua dimensione biopsicosociale: “Psiche e corpo sono un tutt’uno, è impossibile scindere le due parti. Il corretto equilibrio umano è dato da un armonico flusso di energia reciproco.”
Una guida pratica fondata sull’evidenza
Il testo si articola in 13 capitoli che seguono un percorso logico: dalla definizione del problema alla comprensione dei meccanismi biomeccanici, dall’identificazione dei fattori di rischio alle strategie di prevenzione e gestione.
Nel capitolo “Chi può aiutarti (e chi no)”, Respizzi chiarisce un punto fondamentale per il sistema sanitario italiano: “Bisogna distinguere tra professioni sanitarie e professioni non sanitarie. Senza voler entrare in approfondimenti giuslavoristici, la differenza è sostanziale: un professionista sanitario è legalmente autorizzato a praticare attività sanitarie; al contrario, un professionista non sanitario non è legalmente abilitato a praticare attività sanitarie.”
La schiena come interlocutore
Una delle intuizioni più felici del libro è la scelta narrativa della prefazione, dove la schiena stessa prende la parola: “Io sono la tua schiena. Non ti guardo allo specchio, ma ti accompagno ovunque. Sostengo tutto: il tuo corpo, certo. Ma anche le tue abitudini, il tuo stile di vita, le tue emozioni. E spesso… anche i tuoi errori.”
Questa personificazione non è un espediente retorico superficiale, ma un modo efficace per invitare il lettore a un cambio di prospettiva fondamentale: dalla patologizzazione alla comprensione, dalla paura alla consapevolezza. La schiena non è un meccanismo difettoso da riparare, ma un sistema complesso che richiede attenzione, rispetto e, soprattutto, ascolto.
“Mi chiamo schiena, ma potresti chiamarmi anche equilibrio, postura, attenzione. Quando mi ignori, io resto zitta per un po’. Ma se mi esasperi, mi faccio sentire. A volte con un colpo secco. A volte con un fastidio lento e costante.” È un linguaggio che parla direttamente all’esperienza vissuta di chi soffre di mal di schiena, riconoscendo quella dimensione di dialogo interrotto tra corpo e mente che spesso caratterizza la lombalgia cronica.
L’epidemia silenziosa del XXI secolo
Nell’introduzione, Respizzi inquadra immediatamente la portata del problema: “…si stima che più dell’80% delle persone manifesterà almeno un episodio di mal di schiena nella vita. Possiamo, quindi, ragionevolmente affermare che è un’esperienza che, prima o poi, coinvolge chiunque? Direi proprio di sì.”
È una statistica che dovrebbe farci riflettere. Otto persone su dieci sperimenteranno lombalgia. Eppure, nonostante questa prevalenza quasi universale, la confusione e l’ansia che circondano questa condizione rimangono elevate. In qualità di General Manager di un’azienda che si occupa di formazione e comunicazione scientifica, vedo quotidianamente le conseguenze di questa lacuna informativa: pazienti ansiosi, medici frustrati, risorse sanitarie sprecate in esami inutili, terapie inappropriate che proliferano nel vuoto lasciato dall’incertezza.
Respizzi riconosce che “nei molti anni di professione come medico fisiatra e medico dello sport, ho spesso aiutato i pazienti ad affrontare le difficoltà create dal malfunzionamento della schiena. Una delle prime azioni consiste nel tranquillizzarli rispetto a una condizione che nella maggior parte dei casi crea sofferenza e ansia, ma che comunque resta benigna.” Questa dimensione rassicurante, basata non su minimizzazioni ma su evidenze scientifiche, è uno dei fili conduttori più preziosi del libro.
Dalla biomeccanica alla dimensione psicosomatica
Il libro si muove tra diversi livelli di analisi. Da una parte, troviamo spiegazioni chiare sulla biomeccanica della colonna vertebrale, con riferimenti affascinanti come quello alla ballerina senegalese Germaine Acogny che definisce la colonna vertebrale “l’albero della vita da cui nascono tutti i movimenti“. Dall’altra, una profonda comprensione della dimensione psicologica del dolore.
Respizzi introduce il concetto anglosassone di “core stability”, spiegando come la muscolatura profonda della zona lombo-pelvica rappresenti il vero sistema di protezione della colonna, più importante delle strutture ossee stesse. Questo spostamento di focus – dalle “cose che si rompono” alle “funzioni che si alterano” – è fondamentale per comprendere perché l’esercizio fisico mirato sia la terapia più efficace per la lombalgia cronica.
Ma il libro va oltre la meccanica. Nel capitolo dedicato alla dimensione psicologica, Respizzi scrive: “Psiche e corpo sono un tutt’uno, è impossibile scindere le due parti. Il corretto equilibrio umano è dato da un armonico flusso di energia reciproco.” E cita la definizione dell’International Association for the Study of Pain sul dolore come “esperienza di sofferenza, associata a danni effettivi o potenziali ai tessuti con connotazioni sensoriali, emotive, cognitive e sociali“.
Questa comprensione è essenziale, perché spiega perché due persone con alterazioni radiologiche identiche possono avere esperienze di dolore completamente diverse, e perché fattori psicosociali siano predittori così potenti di cronicizzazione.
L’arte dell’anamnesi e dell’ascolto
Un aspetto che emerge con forza dal libro è l’importanza della relazione medico-paziente e dell’ascolto come strumento terapeutico. Respizzi sottolinea: “L’anamnesi è cruciale per entrare in sintonia e farsi un quadro completo delle condizioni reali del paziente. È indispensabile dedicare il tempo necessario affinché il paziente si senta a proprio agio e non dimentichi informazioni importanti.”
È un monito importante in un’epoca di visite mediche cronometrate e di pressioni sulla produttività clinica. La fretta è nemica della buona medicina, specialmente quando si tratta di condizioni complesse come la lombalgia aspecifica.
“I pazienti lombalgici spesso si presentano dal medico specialista con una storia clinica già molto lunga da condividere, ed è importante concedere lo spazio necessario all’ascolto. Tra l’altro, la relazione tra medico e paziente è tanto più efficace quanto più si è capaci di comprendere che anche l’ascolto può essere una forma di cura.”
Essendomi confrontato con il dottor Respizzi anche a titolo personale (soffro di spondilolistesi, lordosi e cifosi) e dopo aver parlato anche con alcuni dei suoi pazienti, posso dire che al di là delle indubbie competenze tecniche e metodologiche, Stefano è molto attento all’ascolto dei propri pazienti., mettendo al centro la persona – non il paziente – cosa abbastanza rara nel panorama sanitario contemporaneo.
Il sedentarismo come nemico della nostra epoca
Uno dei messaggi più potenti del libro riguarda il sedentarismo. Respizzi traccia un parallelo storico illuminante: “Per migliaia di anni, l’Homo sapiens, il nostro progenitore, ha corso nelle savane e si è arrampicato sugli alberi, esattamente come i nostri simili, i primati, cercando di sfuggire ai predatori o alla ricerca di cibo.”
Il contrasto con la realtà attuale è stridente: “Nell’ultimo secolo, nelle società occidentali, non solo abbiamo allungato sensibilmente l’aspettativa di vita, ma abbiamo deciso di cambiarne radicalmente anche lo stile. Siamo diventati molto più sedentari, senza dare il tempo all’evoluzione di adattare la biomeccanica del nostro apparato muscolo-scheletrico. Anche per questo motivo, l’incidenza della lombalgia è cresciuta in modo esponenziale e, come già detto, soprattutto tra i lavoratori ‘da scrivania‘.”
Questa prospettiva evolutiva è fondamentale per comprendere che la nostra colonna vertebrale porta ancora i segni di un adattamento relativamente recente (in termini evolutivi) a una postura eretta, e che il nostro stile di vita contemporaneo rappresenta una sfida senza precedenti per questo delicato equilibrio biomeccanico.
Un messaggio di speranza razionale
Il messaggio finale del libro è chiaro e potente. Come scrive nelle conclusioni: “Probabilmente la miglior cura della lombalgia aspecifica è… cercare di non averla! E allora, il consiglio finale è di attuare e praticare ogni tipo di prevenzione per garantire una buona salute della schiena. Evitare i fattori di rischio, scongiurare la cronicizzazione e praticare regolarmente un allenamento specifico, mirato e costante della muscolatura addominale e della schiena.”
Come professionista dell’editoria medico-scientifica, apprezzo particolarmente l’approccio metodologico di Respizzi: ogni affermazione è supportata da evidenze, ma presentata con un linguaggio che non sacrifica la comprensibilità sull’altare della precisione tecnica.
Per i colleghi fisiatri, ortopedici, fisioterapisti e medici di medicina generale, questo testo offre un modello di comunicazione efficace con i pazienti e un promemoria sull’importanza di un approccio multimodale e basato sull’evidenza.
Per i pazienti – e in Italia sono milioni – rappresenta uno strumento di empowerment: comprendere che la lombalgia è una condizione complessa ma gestibile, che non sempre richiede esami o interventi invasivi, e che la prevenzione attraverso movimento consapevole e postura corretta è la strategia più efficace a lungo termine.
Può inoltre essere utile anche per te, lettore che non soffri ancora di mal di schiena, in un’ottica di semplice prevenzione e mitigazione del rischio.
Il libro non offre scorciatoie o miracoli, ma qualcosa di più prezioso: conoscenza solida, approccio razionale e, come recita la quarta di copertina, “strumenti e un messaggio chiaro: puoi fare molto, anche nella vita di ogni giorno, per evitare che io, la tua schiena, diventi un problema.”
Buona salute (come dice Respizzi!)








