Bologna, 22-24 gennaio 2026 – Si è conclusa con successo la nuova edizione di AlgoTalk, il forum annuale dedicato al trattamento del dolore cronico, che quest’anno ha posto al centro dell’attenzione il dolore neuropatico degli arti. L’evento, ospitato dalla prestigiosa Fondazione Golinelli di Bologna, ha visto la partecipazione di oltre cento professionisti tra fisiatri, neurologi, terapisti del dolore, neurochirurghi e ortopedici, confermandosi come uno degli appuntamenti più rilevanti nel panorama italiano della medicina del dolore.
AlgoTalk, diventato negli anni un importante forum di aggiornamento annuale, ha l’obiettivo di diffondere con una visione multidisciplinare le conoscenze evidence-based e gli aggiornamenti medico-scientifici di maggiore interesse legati al trattamento delle patologie dolorose. Ogni edizione ha affrontato tematiche specifiche mantenendo sempre un approccio integrato che valorizza il confronto tra diverse specialità mediche.
Quest’anno il focus si è concentrato sul dolore neuropatico degli arti, analizzato da un punto di vista globale dalla diagnostica al trattamento, con particolare attenzione a tematiche di rilievo come il dolore della mano, la brachialgia, il dolore vascolare e degli arti inferiori, oltre ad approfondimenti su tematiche trasversali come il rapporto tra arte e medicina e il ruolo dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica.
Il razionale scientifico
Come sottolineato nel razionale dell’evento, il dolore cronico rappresenta una delle sfide più complesse della medicina moderna, con un’incidenza in costante crescita legata all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle patologie degenerative. In Italia, infatti, circa il 20% della popolazione generale soffre di dolore cronico, con un impatto significativo sulla qualità di vita e sulla produttività.
Il Board Scientifico, composto dai Professori Diego Fornasari (Farmacologia, Università degli Studi di Milano), Stefano Respizzi (Isokinetic, Medicina Fisica e Riabilitativa) e Stefano Tamburin (Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università di Verona), ha sviluppato un programma articolato su tre giornate, capace di coniugare rigore scientifico e applicabilità clinica.

Da sinistra il Professor Diego Fornasari, il Professor Stefano Tamburin e il dottor Stefano Respizzi.
Prima giornata: fondamenti del dolore neuropatico
I lavori si sono aperti giovedì 22 gennaio con una survey interattiva condotta dai membri del Board Scientifico, finalizzata a rilevare le percezioni e le pratiche cliniche dei partecipanti.
La prima sessione, moderata dal dottor Stefano Respizzi, ha affrontato gli aspetti fondamentali del dolore neuropatico. Respizzi, figura di riferimento della medicina fisica e riabilitativa italiana, ha ricoperto il ruolo di Direttore Sanitario di Isokinetic, gruppo leader europeo nella riabilitazione ortopedica e sportiva. Dopo una lunga e prestigiosa carriera presso l’IRCCS Humanitas Research Hospital di Rozzano, dove ha diretto per oltre trent’anni l’Unità di Medicina Riabilitativa, Respizzi ha recentemente concluso il suo percorso istituzionale, pur continuando a collaborare con l’istituto, per assumere questo nuovo incarico che gli permette di portare la sua esperienza in un contesto di eccellenza nella riabilitazione e nella medicina dello sport.
La sua carriera si è caratterizzata per lo sviluppo di protocolli riabilitativi innovativi per il trattamento delle patologie muscoloscheletriche e del dolore cronico. L’esperienza nell’ambito della medicina sportiva e nella riabilitazione post-traumatica lo ha portato a collaborare con atleti di alto livello e a sviluppare approcci multidisciplinari che integrano tecniche conservative, riabilitative e, quando necessario, chirurgiche. Respizzi è inoltre Editor-in-Chief della rivista MR – Medicina Riabilitativa, edita da Springer Health+ e organo ufficiale della SIMFER, Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione
Il Professor Stefano Tamburin, docente dell’Università di Verona, ha inaugurato i lavori scientifici con una relazione sulla valutazione clinica del dolore neuropatico. Tamburin, che da anni si occupa di neuroscienze cliniche e neuroriabilitazione, ha illustrato i criteri diagnostici e gli strumenti validati per la corretta identificazione di questa forma di dolore, spesso misconosciuta o sottodiagnosticata.
A seguire, il Dottor Vincenzo Angelo Donadio, neurologo dell’IRCSS Ospedale Bellaria di Bologna e riconosciuto esperto di neuropatie periferiche, ha approfondito gli aspetti diagnostici strumentali, con particolare riferimento alle tecniche elettrofisiologiche e ai biomarker emergenti.
Il Professor Diego Fornasari, ordinario di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Milano, ha chiuso la sessione con un’ampia panoramica sulle strategie terapeutiche del dolore neuropatico. Fornasari è tra i massimi esperti italiani di farmacologia del dolore e neurobiologia dei recettori del dolore. La sua carriera accademica e di ricerca si è concentrata sullo studio dei meccanismi molecolari alla base della percezione dolorosa, con particolare attenzione ai recettori opioidi, ai canali ionici voltaggio-dipendenti e ai sistemi di neurotrasmissione coinvolti nella modulazione del dolore. Autore di oltre 150 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali peer-reviewed, Fornasari ha contribuito in modo significativo alla comprensione dei meccanismi di azione dei farmaci analgesici e allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche. La sua attività di ricerca si estende anche allo studio della farmacogenomica del dolore, esplorando come le variazioni genetiche individuali influenzino la risposta ai trattamenti analgesici. Oltre all’attività di ricerca, Fornasari è impegnato nella didattica e nella formazione medica continua, avendo formato generazioni di studenti di medicina, farmacia e professioni sanitarie. È membro di numerose società scientifiche italiane e internazionali dedicate allo studio del dolore e della farmacologia clinica.

Il Professor Diego Fornasari
Nel suo intervento ad AlgoTalk, Fornasari ha evidenziato l’importanza di un approccio personalizzato basato sui meccanismi fisiopatologici sottostanti, illustrando le evidenze più recenti sull’efficacia dei diversi trattamenti farmacologici e non farmacologici, sottolineando come la comprensione dei meccanismi del dolore neuropatico sia fondamentale per selezionare la terapia più appropriata per ciascun paziente.
La giornata si è conclusa con un dialogo moderato da Tiziano Cornegliani, docente del Master in Editoria presso l’Università Cattolica di Milano, sul tema del rapporto tra arte e medicina, con la partecipazione del Professor Alberto Mantovani, immunologo di fama internazionale e Direttore Scientifico di Humanitas, che ha offerto una prospettiva originale sull’intersezione tra creatività e pratica clinica.
Seconda giornata: focus su mano e arto superiore
La giornata di venerdì 23 gennaio è stata dedicata alle patologie specifiche degli arti superiori. La seconda sessione, dedicata al dolore della mano e moderata dal Professor Tamburin, ha visto l’intervento della dottoressa Maria Concetta Gagliano, chirurgo della mano presso il Policlinico di Modena, che ha illustrato le principali patologie degenerative della mano, dalla rizartrosi all’artrosi delle articolazioni interfalangee.
Il dottor Giampietro Zanette, neurologo dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda e specialista in neurofisiologia clinica con particolare expertise nelle patologie compressive dei nervi periferici, ha presentato le moderne tecniche diagnostiche per le neuropatie della mano, sottolineando l’importanza dell’integrazione tra clinica ed elettromiografia ad alta risoluzione.
Il dottor Matteo Tegon, chirurgo plastico e ricostruttivo di Humanitas Milano, ha discusso le indicazioni e le tecniche chirurgiche per il trattamento della sindrome del tunnel carpale, confrontando gli approcci tradizionali con quelli mini-invasivi.
La terza sessione ha spostato l’attenzione sulla brachialgia, con il dottor Zanette che ha approfondito la diagnostica differenziale delle patologie compressive del plesso brachiale e dei nervi periferici dell’arto superiore. La Dott.ssa Lisa Berti, specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, ha illustrato i protocolli conservativi e riabilitativi evidence-based per il trattamento delle radicolopatie cervicali e delle neuropatie compressive.
Terza giornata: arto inferiore e innovazione diagnostica
La quarta sessione, dedicata al dolore degli arti inferiori e moderata dal Prof. Respizzi, è stata aperta dal Dott. Marco Grimaldi, neuroradiologo di Humanitas Milano, che ha presentato le più avanzate tecniche di imaging per la diagnosi delle patologie spinali e delle neuropatie periferiche dell’arto inferiore.
Grimaldi ha dedicato particolare attenzione alla tecnologia Photon Counting CT (PCCT), una rivoluzionaria modalità di imaging che sta trasformando la diagnostica radiologica. A differenza delle TC convenzionali che utilizzano rivelatori a scintillazione, i sistemi Photon Counting utilizzano rivelatori a semiconduttore capaci di contare individualmente ogni singolo fotone di raggi X e di determinarne l’energia specifica.
“Questa tecnologia non è solo un’evoluzione tecnica per radiologi e tecnici”, ha sottolineato Grimaldi, “ma rappresenta un cambio di paradigma nella diagnostica che impatta direttamente sulla gestione clinica del paziente con dolore neuropatico”. I vantaggi della Photon Counting CT sono molteplici: riduzione significativa della dose di radiazioni (fino al 40%), miglioramento della risoluzione spaziale che permette di visualizzare dettagli anatomici prima invisibili, eliminazione degli artefatti da indurimento del fascio, e capacità di imaging spettrale nativo senza necessità di doppie acquisizioni.
Nel contesto specifico delle patologie spinali e delle neuropatie periferiche, Grimaldi ha illustrato come la PCCT permetta di visualizzare con maggiore dettaglio le radici nervose, i forami di coniugazione, le calcificazioni dei legamenti e le alterazioni ossee precoci, elementi cruciali per la diagnosi differenziale tra patologie degenerative, compressive e infiammatorie. “Per il clinico”, ha spiegato, “questo si traduce in una diagnosi più precoce e precisa, con conseguente ottimizzazione del percorso terapeutico. Possiamo identificare compressioni radicolari minime che prima sfuggivano, distinguere meglio tra ernia discale e osteofiti, valutare con maggiore accuratezza la stenosi del canale vertebrale”.
Grimaldi ha inoltre evidenziato come la riduzione della dose radiante sia particolarmente rilevante per i pazienti con dolore cronico che necessitano di controlli radiologici ripetuti nel tempo, permettendo un monitoraggio più frequente e sicuro dell’evoluzione della patologia e della risposta al trattamento.
Il dottor Furio Danelon, specialista in Medicina dello Sport presso Isokinetic Milano e figura di riferimento nella riabilitazione sportiva, ha discusso il ruolo del trattamento conservativo e riabilitativo, con particolare enfasi sugli approcci di medicina rigenerativa e sulla terapia fisica strumentale.
Gli aspetti chirurgici sono stati trattati dal dottor Riccardo Ghermandi, chirurgo vertebrale dell’Istituto Ortopedico Rizzoli, che ha illustrato le indicazioni alla chirurgia decompressiva e stabilizzante nelle patologie spinali responsabili di dolore radicolare agli arti inferiori.
Nel pomeriggio, la sessione interattiva “Esperienze cliniche interattive”, ancora moderata dal dottor Respizzi con la partecipazione dei dottori Danelon, Ghermandi e Zanette, ha permesso un’analisi approfondita di casi clinici complessi, con particolare focus sull’integrazione tra approccio conservativo, riabilitativo e chirurgico.
Dolore vascolare e da amputazione
L’ultima giornata, sabato 24 gennaio, ha affrontato il complesso tema del dolore vascolare e da amputazione. Il Professor Tamburin ha discusso la fisiopatologia e il trattamento del dolore da arto fantasma, una condizione particolarmente invalidante e di difficile gestione terapeutica.
Il Dott. Cesare Bonezzi, già Responsabile dell’Unità di Terapia del Dolore degli Istituti Clinici Scientifici Maugeri di Pavia e pioniere della medicina del dolore in Italia, ha chiuso la sessione clinica con una relazione sulle complesse interazioni tra dolore vascolare e comorbidità metaboliche. Bonezzi è una figura storica della terapia del dolore italiana che ha contribuito alla nascita e allo sviluppo di numerosi centri di terapia antalgica nel nostro Paese.

L’intelligenza artificiale in medicina: prospettive e limiti
Un momento particolarmente innovativo del congresso è stato rappresentato dal dialogo conclusivo sull’intelligenza artificiale in medicina, co-moderato dai Professori Fornasari e Respizzi.
Giuseppe Recchia, fondatore di daVi DigitalMedicine di Verona e tra i pionieri dell’applicazione dell’IA in ambito sanitario italiano, nonché storico ex dirigente di multinazionali farmaceutiche, ha illustrato le attuali applicazioni dell’intelligenza artificiale nella pratica clinica, dalla diagnostica per immagini alla medicina predittiva, evidenziando opportunità e criticità nell’implementazione di questi strumenti.
Alessandro Gallo, General Manager di Springer Health+ Italia e specialista in comunicazione ha presentato una riflessione sull’impatto dell’intelligenza artificiale nell’editoria medica. Nel suo intervento, Gallo ha illustrato come strumenti di IA generativa stiano trasformando il processo di scrittura scientifica, dalla ricerca bibliografica con piattaforme come Elicit e Consensus, al miglioramento della scrittura con tool come Quillbot, fino all’analisi documentale multimodale con NotebookLM.
“Il problema non è l’uso dell’IA come strumento di supporto”, ha sottolineato Gallo citando casi emblematici di articoli pubblicati con evidenti tracce di generazione automatica non dichiarata, “ma la mancanza di trasparenza e la tendenza ad affidarsi acriticamente a questi strumenti senza verificare accuratezza e appropriatezza dei contenuti”. Gallo ha evidenziato come tutte le principali case editrici scientifiche richiedano disclosure esplicita sull’utilizzo di strumenti di IA, per garantire l’integrità della letteratura scientifica. Springer Health+ è attiva da diversi anni in programmi di formazione per medici, ricercatori e aziende sull’utilizzo appropriato e etico di strumenti di Intelligenze Artificiale per la ricerca, per critical appraisal e medical writing.
La dottoressa Giovanna Del Balzo, specialista in Medicina Legale presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, ha chiuso il dialogo affrontando i complessi aspetti di responsabilità medica legati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale in clinica, dalla questione del consenso informato alla responsabilità in caso di errori diagnostici o terapeutici mediati da algoritmi.
Conclusioni e prospettive
AlgoTalk 2026 ha confermato la centralità dell’approccio multidisciplinare e personalizzato nella gestione del dolore neuropatico degli arti, patologia complessa che richiede l’integrazione di competenze diagnostiche, terapeutiche farmacologiche e non farmacologiche, chirurgiche e riabilitative.
L’evento ha inoltre evidenziato come l’innovazione tecnologica, dall’imaging avanzato con Photon Counting CT all’intelligenza artificiale, stia offrendo nuovi strumenti per migliorare diagnosi e trattamento, pur richiedendo una riflessione critica su aspetti etici e di responsabilità professionale.
Con 14 crediti ECM assegnati e un livello di soddisfazione dei partecipanti particolarmente elevato, AlgoTalk si conferma un appuntamento imprescindibile per tutti i professionisti che si occupano di terapia del dolore, contribuendo significativamente all’aggiornamento e al confronto tra le diverse anime della medicina del dolore italiana.
L’appuntamento è già fissato per l’edizione 2027, che vedrà probabilmente un ulteriore approfondimento sull’integrazione tra tecnologie innovative e pratica clinica nel trattamento delle sindromi dolorose croniche.
L’evento è stato realizzato con il patrocinio non condizionante di AlfaSigma S.p.A. e organizzato da Planning Congressi Srl





