A Milano, nelle sale monumentali di Palazzo Reale, dal 9 ottobre 2025 al 6 gennaio 2026 prende vita “Art from Inside. Capolavori svelati tra arte e scienza”, un progetto espositivo promosso da Fondazione Bracco che unisce due linguaggi solo apparentemente distanti: quello della medicina e quello dell’arte. Una mostra che non si limita a raccontare la bellezza dei capolavori del Quattrocento al Settecento, ma li osserva con lo sguardo del radiologo, del fisico e del ricercatore, svelando ciò che l’occhio non vede.

Un percorso che restituisce alla diagnostica per immagini la sua natura più profonda: quella di strumento universale di conoscenza, capace di penetrare la materia per rivelarne la struttura, la storia e la verità nascosta.

Diana Bracco
Come ricorda Diana Bracco, Presidente della Fondazione, l’arte e la scienza sono due facce dello stesso desiderio di sapere e di bellezza. È da questa convinzione che nasce Art from Inside, una mostra che fonde rigore scientifico e potenza visiva in un’esperienza immersiva e interdisciplinare.
L’iniziativa rappresenta la sintesi di un percorso di ricerca che Fondazione Bracco porta avanti da anni, in continuità con l’impegno del Gruppo Bracco – leader mondiale nella diagnostica per immagini – nel promuovere l’incontro fra tecnologie mediche e tutela del patrimonio culturale. L’idea che le stesse metodiche nate per osservare il corpo umano possano oggi “curare” le opere d’arte, svelandone i segreti e contribuendo al loro restauro, incarna un esempio emblematico di cross-fertilization tra medicina, fisica, chimica e storia dell’arte.
Una mostra che parla anche ai medici
Per chi lavora nella sanità e nella ricerca, Art from Inside è più di un evento culturale: è un’occasione di riflessione sul valore dell’immagine come strumento diagnostico e narrativo. Ogni opera diventa un “paziente” da osservare con attenzione clinica, ogni superficie pittorica un corpo vivo su cui le tecnologie di imaging — dai raggi X all’infrarosso, dalla fluorescenza ultravioletta alla tomografia computerizzata — offrono una nuova forma di indagine.
La diagnosi, in questo caso, non riguarda la salute di un organismo, ma quella di un manufatto antico; eppure, le logiche restano le stesse: individuare le alterazioni, riconoscere le stratificazioni, leggere i segni del tempo per restituire integrità e significato all’opera.
È una prospettiva che richiama la sensibilità del medico e del ricercatore, abituati a interpretare le immagini non solo come rappresentazioni, ma come mappe del reale, strumenti per comprendere la complessità del vivente e dell’invisibile.
Un percorso tra capolavori e tecnologie
La mostra, curata da Isabella Castiglioni — Professoressa Ordinaria di Fisica Applicata all’Università di Milano-Bicocca e Direttrice Scientifica del Centro Diagnostico Italiano — insieme allo storico dell’arte Stefano Zuffi, si sviluppa in otto stazioni tematiche che attraversano cinque secoli di pittura italiana.
Da Beato Angelico a Piero della Francesca, da Piero del Pollaiolo a Giovanni Antonio Boltraffio, fino a Caravaggio e Giovanna Garzoni, ogni tappa esplora le relazioni tra gesto artistico e processo diagnostico. Le analisi non invasive condotte con tecniche avanzate di imaging multispettrale, radiografia e tomografia hanno permesso di scoprire pentimenti, disegni nascosti, variazioni cromatiche e stratificazioni di pigmenti invisibili a occhio nudo.

Beato Angelico, Primo scomparto dell’Armadio degli Argenti, 1450 c.

Beato Angelico, Primo scomparto dell’Armadio degli Argenti, Mappa dei principali pigmenti (credits: Matteo Interlenghi)

Work in progress su Beato Angelico (credits: Matteo Interlenghi)
Anche un piccolo violino del liutaio cremonese Lorenzo Storioni, datato 1793, entra nel percorso come simbolo di un patrimonio materiale che, come il corpo umano, può essere studiato e compreso solo attraverso una lettura stratigrafica della materia.
Le immagini diagnostiche esposte — vere e proprie “radiografie” dell’arte — raccontano i processi creativi dei maestri, ma anche la fisicità delle opere, la loro vulnerabilità, la loro storia biologica. Come sottolinea Zuffi, “questa è una mostra senza oggetti fisici, ma che restituisce alle opere la loro natura di corpi materiali”. È un modo per ricordare che la materia, come la vita, va protetta, osservata e interpretata nel tempo.
L’imaging come linguaggio comune
L’applicazione delle tecniche di diagnostica medica all’arte costituisce un ambito di studio sempre più riconosciuto. I raggi X, le analisi infrarosse e ultraviolette, l’imaging iperspettrale e le analisi spettroscopiche puntuali sono utilizzati per ottenere informazioni sui materiali e sui pigmenti, in modo analogo a quanto accade nella pratica clinica quando si analizzano tessuti o organi.
Ogni radiazione interagisce con la materia in modo diverso, rivelando dati unici e complementari. La TAC, ad esempio, mostra la struttura interna di un dipinto su tavola, evidenziando le tensioni del legno o le fenditure invisibili, così come accade nel corpo umano. L’infrarosso penetra gli strati pittorici e rivela i disegni preparatori, mentre l’ultravioletto consente di distinguere i pigmenti organici da quelli minerali.
L’imaging multispettrale e l’analisi XRF forniscono una vera e propria mappa dei colori basata sulla composizione chimica, una “firma spettrale” che restituisce la tavolozza originale degli artisti.
In questo senso, la diagnostica applicata ai beni culturali può essere considerata una branca della “medicina dell’arte”, una disciplina che condivide con la radiologia clinica lo stesso principio epistemologico: osservare per comprendere, indagare per preservare, conoscere per curare.

Piero della Francesca, San Nicola da Tolentino, 1469 c. (credits: Giuseppe e Luciano Malcangi)

Piero della Francesca, San Nicola da Tolentino, Particolare del volto “graffiato”, Infrarosso falso colore (credits: Marco Gargano)
Springer Health+ e Bracco: una collaborazione che parla di cultura scientifica
Springer Health+ è orgogliosa di essere partner storico di Bracco nel promuovere la diffusione della conoscenza in ambito radiologico. La collaborazione per la gestione e la valorizzazione del portale MDCT.net — punto di riferimento internazionale per la comunità dei radiologi — testimonia da quasi un ventennio un impegno condiviso per la formazione continua e la cultura scientifica.
Anche grazie alle pubblicazioni ufficiali della società italiana La Radiologia Medica e di quella europea, European Radiology, Springer Health+, divisione del gruppo editoriale Springer Nature contribuisce a rendere accessibili le evidenze più aggiornate sulle tecniche di diagnostica per immagini, supportando la crescita professionale di migliaia di specialisti in Europa e nel mondo.
Questa sinergia, fondata sulla qualità editoriale e sul rigore scientifico, trova oggi un riflesso ideale nella mostra Art from Inside, dove la competenza radiologica diventa chiave di lettura di un linguaggio universale: quello della visione.

Piero del Pollaiolo, Ritratto di Giovane Donna, 1470-75

Piero del Pollaiolo, Ritratto di Giovane Donna, Radiografia sintetica generata da TAC (credits: Matteo Interlenghi)

Work in progress su opera di Beato Angelico
(credits: CDI – Centro Diagnostico Italiano S.p.A.)
La scienza al servizio della tutela
Uno degli aspetti più significativi del progetto è la sua valenza educativa e civica. La mostra è gratuita e accompagnata da un ampio programma di laboratori didattici rivolti a scuole, università e famiglie, che consentono ai partecipanti di sperimentare direttamente i principi della diagnostica per immagini. Attraverso postazioni interattive dedicate ai pigmenti, ai materiali e alla luce, il pubblico può comprendere come nascono e come si conservano i capolavori, e come la scienza contribuisce a preservarli.
L’approccio didattico di Art from Inside è anche un invito a considerare la diagnostica come ponte tra discipline, capace di generare nuovi percorsi formativi e professionali. La collaborazione fra fisici, radiologi, restauratori e storici dell’arte dimostra come la ricerca possa essere strumento di dialogo sociale, inclusione e partecipazione.

Giovanni Antonio Boltraffio, Madonna con il Bambino (Madonna della rosa), 1490 c. (credits: Giuseppe e Luciano Malcagni)

Giovanni Antonio Boltraffio, Madonna con il Bambino (Madonna della rosa), Falso colore (credits: Giuseppe e Luciano Malcangi)
L’autorialità femminile e la visione inclusiva
Un altro elemento distintivo della mostra è l’attenzione all’autorialità femminile, rappresentata dall’opera simbolo di Art from Inside: il “Ritratto di Carlo Emanuele I di Savoia” della pittrice seicentesca Giovanna Garzoni. Scelta da Diana Bracco come immagine guida, l’opera restituisce visibilità a una figura che, in un’epoca dominata da uomini, seppe affermarsi grazie al talento e alla determinazione.
Questa scelta riflette l’impegno costante della Fondazione Bracco nella valorizzazione delle competenze femminili nella scienza e nell’arte, un tema che risuona anche nel mondo medico e nella cultura della ricerca contemporanea, dove la diversità dei punti di vista è riconosciuta come motore di innovazione.

Michelangelo Merisi, detto Il Caravaggio, La Buona Ventura, post luglio 1597, © Roma, Sovraintendenza Capitolina ai Beni Culturali

Michelangelo Merisi, detto Il Caravaggio, La Buona Ventura, Elaborazione della radiografia (credits: Matteo Interlenghi)
L’esperienza immersiva tra arte e scienza
Visitare Art from Inside significa attraversare un laboratorio vivo, dove le opere dialogano con le tecnologie e il pubblico diventa parte attiva dell’indagine. Le sale multimediali, progettate con la direzione artistica di DotDotDot, trasformano la conoscenza scientifica in esperienza sensoriale, attraverso proiezioni ad alta definizione, ingrandimenti, stratigrafie digitali e mappe spettrali.
Il catalogo, pubblicato da 24 ORE Cultura, completa l’esperienza con saggi e apparati tecnici che illustrano i risultati delle indagini condotte dal team coordinato da Castiglioni e da Matteo Interlenghi, fisico e co-curatore della mostra.
Per i professionisti della salute abituati a interpretare immagini complesse, l’esperienza offre un’affinità sorprendente: la consapevolezza che ogni immagine è un racconto di materia, tempo e trasformazione.
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale promette di trasformare la diagnostica medica e la lettura delle immagini, Art from Inside ricorda quanto resti insostituibile la competenza umana. L’atto di osservare non è mai neutro: richiede esperienza, sensibilità e capacità interpretativa.
Così come nel referto radiologico ogni dettaglio può cambiare il destino clinico di un paziente, anche nella lettura di un’opera ogni sfumatura rivelata dalla tecnologia restituisce una parte di verità storica e materiale. La mostra diventa allora metafora di una medicina che non rinuncia alla sua dimensione umanistica, che guarda al corpo e all’immagine non come oggetti da decifrare, ma come testimonianze di vita.
Un dialogo che continua
Art from Inside è, in definitiva, un omaggio alla curiosità scientifica, al pensiero interdisciplinare e alla responsabilità della conoscenza. È un invito rivolto anche alla comunità medica a riconoscere nella cultura un alleato della scienza, e a coltivare quella forma di empatia visiva che unisce il gesto del radiologo a quello del restauratore, il sapere del fisico a quello dell’artista.
In questa prospettiva, la collaborazione tra Bracco e Springer Health+ non si esaurisce nella condivisione di progetti o contenuti, ma si rinnova come impegno comune a diffondere la cultura della diagnosi e della visione in tutte le sue forme.
Perché ogni immagine, sia essa un’angiografia o una radiografia di un capolavoro rinascimentale, rappresenta lo stesso atto di fiducia nella scienza e nella capacità dell’uomo di leggere il mondo.








