Approccio integrato e prevenzione negli atti congressuali
18 aprile 2026 – Hotel Bramante, Todi (PG)
Provider ECM: Edotto
Introduzione
Le infezioni delle Vie Urinarie (IVU) quando ricorrenti rappresentano una condizione clinica estremamente frequente nella pratica quotidiana, con un impatto rilevante sia sulla qualità di vita dei pazienti sia sull’organizzazione sanitaria. Tradizionalmente, la gestione si è basata su un approccio episodico: comparsa dei sintomi, esecuzione di esami, terapia antibiotica e apparente risoluzione. Tuttavia, questa strategia spesso non modifica la storia naturale della malattia, portando a recidive sempre più ravvicinate.
Il congresso ha proposto un cambio di paradigma chiaro: spostare l’attenzione dalla terapia dell’episodio acuto alla prevenzione delle recidive. È emersa con forza l’idea che la cistite ricorrente non sia soltanto un problema infettivo, ma una condizione multifattoriale in cui interagiscono fattori biologici, funzionali e comportamentali. In questo contesto, l’antibiotico mantiene un ruolo importante, ma non rappresenta il fulcro della strategia.
La flow chart come modello di ragionamento clinico
Uno degli elementi più concreti emersi dal congresso è stato l’utilizzo di una flow chart decisionale come guida al ragionamento clinico. Questo schema consente di affrontare il paziente con cistite ricorrente in modo sistematico, evitando approcci empirici e ripetitivi. Il percorso parte dalla valutazione del pH urinario e vaginale, passa attraverso la conferma microbiologica delle infezioni e prosegue con l’analisi dei fattori predisponenti.

Tra questi rientrano le alterazioni dello svuotamento vescicale, i fattori metabolici, le abitudini minzionali, il ruolo del microbiota intestinale e l’eventuale coinvolgimento delle alte vie urinarie. La logica è progressiva: ogni passaggio serve a identificare un possibile elemento di vulnerabilità. Questo approccio permette di trasformare una gestione “reattiva” in una strategia preventiva strutturata e personalizzata, riducendo il rischio di trattamenti inefficaci.
Il contributo endocrinologico
La relazione della Dr.ssa Viviana Minarelli (Endocrinologo presso il Distretto di Todi) ha posto l’attenzione su un aspetto spesso sottovalutato: il ruolo del metabolismo nella predisposizione alle infezioni urinarie. In particolare, la presenza di diabete e la conseguente glicosuria creano unambiente favorevole alla crescita batterica, aumentando il rischio di recidive. Anche l’utilizzo degli SGLT2-inibitori, pur efficace dal punto di vista metabolico, può contribuire a questo fenomeno.
Ne deriva la necessità di una valutazione clinica più ampia, che includa il controllo glicemico e una riflessione sul bilancio rischio-beneficio delle terapie in atto. Il fattore metabolico non deve essere considerato accessorio, ma parte integrante della strategia preventiva. In molti casi, il miglioramento del compenso glicemico rappresenta già di per sé un intervento efficace sulla riduzione delle recidive.
Il contributo radiologico
Il contributo del Dr. Valerio Di Paola (Radiologo presso il Policlinico A. Gemelli) ha definito con chiarezza il ruolo dell’imaging nella gestione delle infezioni urinarie. Nella cistite semplice, l’imaging non è necessario e non deve essere utilizzato routinariamente. Tuttavia, nei casi in cui la sintomatologia non risponde alla terapia, si presenta in modo atipico o fa sospettare una complicanza, la diagnostica per immagini diventa fondamentale.
La TC, in particolare, rappresenta la metodica di riferimento per identificare condizioni come pielonefrite, ascessi, pionefrosi o forme enfisematose. Questi quadri modificano in modo significativo il percorso terapeutico e possono richiedere interventi più complessi. Il messaggio pratico è quindi duplice: evitare l’overuse dell’imaging, ma allo stesso tempo non ritardarlo quando clinicamente indicato.
Il contributo ginecologico
La relazione della Dr.ssa Angela Checcaglini (Ginecologa presso l’Opedale di Città di Castello) ha evidenziato il ruolo centrale della componente ginecologica nella donna con cistiti ricorrenti. Alterazioni del microbiota vaginale, modificazioni del pH e condizioni ormonali rappresentano fattori determinanti nella predisposizione alle infezioni. In molti casi, il disturbo urinario è solo la manifestazione finale di uno squilibrio più ampio. Questo implica la necessità di un approccio integrato, in cui la valutazione ginecologica non sia occasionale ma strutturata. Il coinvolgimento della ginecologa consente di identificare e trattare precocemente fattori predisponenti, migliorando l’efficacia della prevenzione.
La cistite ricorrente, nella donna, deve quindi essere interpretata come una condizione sistemica più che come una patologia esclusivamente urologica.
Il contributo della fisioterapia del pavimento pelvico
La relazione della Dott.ssa Mery Minchiatti (fisioterapista) ha portato un contributo estremamente pratico, focalizzato sulle abitudini minzionali e sulle disfunzioni del pavimento pelvico.
Comportamenti diffusi come trattenere le urine, urinare in posizione scorretta o ridurre l’introitoidrico possono determinare nel tempo alterazioni funzionali significative, tra cui residuo post-minzionale e dissinergia vescico-sfinterica.
👉 In questo contesto è utile l’approfondimento:
Trattenere o NON trattenere: questo è il dilemma!
Queste condizioni non sono semplici conseguenze del disturbo, ma veri fattori di mantenimento della recidiva. La fisioterapia del pavimento pelvico interviene correggendo tali disfunzioni attraverso educazione comportamentale, esercizio terapeutico e tecniche di riabilitazione specifica. Il suo ruolo è quindi centrale nella prevenzione, oltre che nella gestione sintomatica.
Il contributo gastroenterologico
La Dr.ssa Elisabetta Nardi (Gastroenterologa presso l’Ospedale della Media Valle del Tevere) ha approfondito il ruolo dell’asse intestino–vescica, sottolineando come una larga parte delle infezioni urinarie abbia origine da batteri intestinali. La disbiosi, la stipsi e le alterazioni del transito intestinale favoriscono la colonizzazione batterica e la migrazione verso le vie urinarie. Questo dato rafforza la necessità di una valutazione più ampia del paziente, che includa anche l’ambito gastroenterologico.
Interventi su dieta, regolarità intestinale e microbiota possono avere un impatto significativo sulla riduzione delle recidive. La prevenzione della cistite ricorrente non può quindi prescindere da un approccio che includa anche l’intestino come organo chiave.
Un approccio integrato anche nell’uomo
Nel sesso maschile, come spiegato dal Responsabile Scientifico Dr. Andrea Boni (Urologo e Andrologo presso l’ Azienda Ospedaliero-Universitaria di Perugia) la presenza di sintomi urinari ricorrenti richiede sempre una valutazione approfondita e non riduttiva.
Spesso il coinvolgimento prostatico rappresenta un elemento centrale, ma non esclusivo, del quadro clinico. È importante evitare una lettura semplicistica che attribuisca ogni sintomo alla prostata senza una valutazione più ampia del paziente.
👉 Utile in questo senso: Rubrica: non solo prostata
👉 Per un inquadramento completo:
Prostatite: cause, quadri clinici e prevenzione.
Un approccio integrato consente di distinguere le diverse componenti del problema e di impostare una strategia terapeutica più efficace e mirata.
Antibiotico: ruolo selettivo
Il congresso ha ribadito con chiarezza che l’antibiotico mantiene un ruolo fondamentale nelle infezioni acute documentate e nelle forme complicate. Tuttavia, il suo utilizzo non deve essere automatico né ripetitivo nelle recidive. L’impiego non mirato può infatti favorire resistenze batteriche e alterazioni del microbiota, senza modificare il rischio di nuove infezioni.
👉 Nei quadri complessi:
Gestione integrata dell’urosepsi
Il concetto di antibiotic stewardship è quindi centrale: utilizzare l’antibiotico quando necessario, nel modo corretto e nel paziente giusto. La prevenzione, invece, si gioca su altri livelli, che devono essere identificati e trattati in modo sistematico.
Conclusioni
Il congresso ha delineato una visione moderna della cistite ricorrente, superando definitivamente l’idea di una patologia da trattare esclusivamente con antibiotici. È emerso un modello integrato, in cui la prevenzione rappresenta il vero asse portante della gestione clinica.
La flow chart proposta costituisce uno strumento pratico per orientare il clinico nella valutazione e nel trattamento del paziente. L’obiettivo non è solo risolvere l’episodio acuto, ma ridurre la vulnerabilità dell’ospite e costruire un percorso di cura sostenibile nel tempo.
Take home message
La gestione delle cistiti ricorrenti non si gioca sulla terapia dell’episodio acuto, necessaria, ma non sufficiente, ovvero sulla capacità di identificare e correggere i fattori che rendono il/la paziente vulnerabile alle recidive, che devono essere pertanto, non solo prevenute ma anche laddove
possibile previste e trattate nell’immediatezza.







